Il genio e la follia di Giorgio Rivieccio: oltre il mito del matematico tormentato

Copertina del libro Il genio e la follia. Vite complicate di matematici straordinari, di Giorgio Rivieccio, Edizioni Dedalo (2026).

Esiste davvero un rapporto tra genialità matematica e sofferenza psichica? Oppure abbiamo imparato a raccontare i grandi scienziati attraverso uno stereotipo così potente da non riuscire più a distinguere la loro opera dalle vicende personali? È la domanda che rende interessante Il genio e la follia. Vite complicate di matematici straordinari, il nuovo libro di Giorgio Rivieccio, pubblicato da Edizioni Dedalo nella collana ScienzaFACILE nel 2026, con prefazione di Nicola Ciccoli.

Il titolo potrebbe far pensare all’ennesima raccolta di eccentricità e destini tragici. La presentazione del volume, invece, rivendica un intento diverso: raccontare persone complesse senza trasformare la loro fragilità in uno spettacolo, e senza mettere in secondo piano il contenuto scientifico delle loro scoperte. È una promessa editoriale che merita attenzione, soprattutto su un blog che prova a tenere insieme matematica, libri e storie delle idee.

Il matematico tormentato: una figura troppo comoda

La cultura popolare ha contribuito a fissare un’immagine riconoscibile: il genio isolato, incapace di adattarsi alle convenzioni, in bilico fra intuizioni straordinarie e disagio. Il caso di John Nash, reso celebre anche dal film A Beautiful Mind, è forse il più noto. Ma questa rappresentazione contiene un rischio: suggerire che la sofferenza sia quasi il prezzo da pagare per vedere ciò che gli altri non vedono.

Una connessione narrativa, però, non è una spiegazione scientifica. I disturbi psichici non sono una condizione necessaria della creatività matematica, e non spiegano da soli né la scoperta di un teorema né la costruzione di una teoria. Ci sono invece biografie che richiedono di considerare insieme formazione, ambiente sociale, relazioni, salute, contesto storico e qualità del lavoro intellettuale. Separare questi livelli non significa impoverire il racconto: significa rispettare tanto le persone quanto la matematica.

Tre prospettive per raccontare una vita

L’impostazione data da Rivieccio è particolarmente interessante: biografia personale, esperienza psicologica e contributo scientifico non vengono trattati come tre storie indipendenti. La sfida è farle dialogare, evitando però di scambiare una coincidenza biografica per un rapporto di causa ed effetto.

Un’esposizione riuscita dovrebbe permettere a chi legge di capire non soltanto che uno scienziato attraversò momenti difficili, ma anche quale problema cercasse di risolvere, quali idee fossero disponibili prima di lui e perché il suo contributo abbia modificato la disciplina. È in questo passaggio che una biografia scientifica si distingue davvero da una raccolta di aneddoti.

Gödel, Boltzmann e tanti altri…

Tra le figure richiamate nella presentazione del libro compare Kurt Gödel. Nel 1931, con i teoremi di incompletezza, Gödel mostrò che ogni sistema formale coerente, effettivamente assiomatizzabile e sufficientemente potente da esprimere l’aritmetica possiede enunciati aritmetici che non può dimostrare al proprio interno. È uno dei grandi risultati della logica del Novecento. Ma la portata del teorema va spiegata con precisione: non è una dimostrazione che «tutto sia relativo» o che il ragionamento umano possa fare a meno del rigore.

Un altro nome evocato è quello di Ludwig Boltzmann, figura decisiva per la meccanica statistica. Il suo lavoro ha contribuito a collegare il comportamento microscopico di moltissime particelle alle grandezze macroscopiche della termodinamica. In una storia della scienza, Boltzmann ricorda che la rivoluzione intellettuale nasce spesso da una trasformazione del modo di formulare le domande: come possono regolarità statistiche emergere dal moto di un numero enorme di componenti?

Ma vi sono anche André Bloch, Paul Erdos, Paul Ehrenfest, Evariste Galois, Girolamo Cardano, George Cantor, Alexandre Grothendieck, Srinivasa Ramanujan, Grigorij Perel’mam, Alan Turing e John Nash: tutti matematici legati a risultati importanti in vari ambiti. Le vicende personali dei protagonisti sono profondamente diverse; accostarle ha senso solo se la pluralità delle esperienze non viene cancellata dalla comoda etichetta del «genio folle».

La normalità non è una categoria matematica

Uno degli aspetti più stimolanti del progetto è l’interrogativo sulla normalità. La storia della matematica conosce personalità eccentriche, esistenze appartate, collaborazioni straordinarie e carriere del tutto ordinarie. Una scoperta non diventa migliore o peggiore a seconda della biografia di chi l’ha compiuta: a valutarla sono le definizioni, le dimostrazioni, la fecondità delle idee e il confronto con la comunità scientifica.

Questo non significa che la dimensione umana sia irrilevante. Al contrario: condizioni materiali, persecuzioni, esclusione, isolamento e salute possono influire profondamente sulla possibilità stessa di fare ricerca. Raccontarle con attenzione aiuta a capire non solo i singoli protagonisti, ma anche le istituzioni e le società in cui hanno lavorato. La biografia, quando è ben costruita, diventa così una forma di storia delle idee.

Il valore — e il limite — di una divulgazione biografica

Giorgio Rivieccio porta in questo progetto una lunga esperienza nel giornalismo scientifico e nella divulgazione, maturata anche alla guida di Newton e Storica National Geographic. La collana ScienzaFACILE si rivolge a lettori non necessariamente specialisti: la scelta di partire dalle persone può dunque essere una buona porta d’ingresso a concetti matematici tutt’altro che elementari.

Il punto più delicato, a mio avviso, è mantenere un equilibrio tra il coinvolgimento emotivo e la sostanza scientifica. La storia di una vita difficile può attrarre; spiegare perché un teorema sia fondamentale richiede più pazienza. Eppure è proprio questo secondo movimento a trasformare la curiosità in comprensione.

A chi può interessare

Il volume si rivolge a chi ama, come me, la storia della matematica, a chi cerca nelle biografie degli scienziati uno sguardo meno celebrativo e a chi vuole riflettere sul modo in cui si raccontano creatività, differenza e fragilità. Può essere anche un punto di partenza per letture più approfondite sulle singole figure, purché si tenga presente che un racconto biografico non sostituisce un’esposizione dei loro risultati matematici.

La domanda migliore, forse, non è se la follia accompagni il genio, ma come possiamo raccontare una mente straordinaria senza ridurla né ai suoi successi né alle sue sofferenze. È la prospettiva che rende questo libro interessante e che invita a leggere, con spirito critico, le storie dei grandi matematici.

DALLA MIA BIBLIOTECA

Il libro recensito, ora nella mia biblioteca: Il genio e la follia. Vite complicate di matematici straordinari, di Giorgio Rivieccio (Edizioni Dedalo, 2026).

Per approfondire alcune delle figure e dei temi evocati dal libro, nella biblioteca di Angolo 1729 sono già catalogati:

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